Da Parigi la testimonianza di un imolese…

Da Parigi la testimonianza di un imolese…

IMOLA – C’è anche la testimonianza di un imolese residente a Parigi tra le tante che in queste ore si susseguono per ricostruire la notte di terrore del 13 novembre che ha tenuto l’Europa con il fiato sospeso. Marino Ficco ha raccontato la sua esperienza su comune-info.net.

“Alle 21.20 arrivo con qualche minuto di ritardo a una festa di compleanno nel tredicesimo arrondissement – scrive – . Intanto un uomo a volto scoperto spara numerose raffiche di proiettili contro il bar Le Carillon e il ristorante Le Petit Cambodge, nel decimo arrondissement. E’ venerdì sera e nei bar e nelle discoteche affollatissimi i ragazzi si divertono ignari”.

Insomma, una festa normale, di un normale venerdì sera nella capitale francese, sempre così piena di vita, di luci e di colori nel fine settimana. Alle 22.30 il taglio della torta. La festa prosegue. Ma intorno a quell’ora Marino e tutti i suoi amici cominciano a ricevere strani messaggi :”va tutto bene?”, “Sei a casa?”.

E allora, i ragazzi che si trovano nel tredicesimo arrondissement, cominciano a leggere dagli smartphone quanto sta accadendo praticamente a due passi da loro, nel decimo e undicesimo arrondissement.

“Lo shock si impadronisce di tutti e spegne la festa – continua a scrivere Marino -. Si mandano messaggi meccanicamente a tutta la rubrica. Si pubblicano post su facebook per tranquillizzare gli amici. Alle 23 viene attaccato il teatro Bataclan. Si parla di almeno 120 vittime”.

Un’atmosfera surreale, quella che respirano i ragazzi che quella sera dovevano solo festeggiare un compleanno. Ma Parigi è sotto attacco, niente è più come prima. Le linee della metro vengono interrotte, il quartiere Notre Dame è presidiato dalla polizia e dall’esercito. “E’ l’una di notte, le luci degli appartamenti sono tutte accese – prosegue Marino -. Per le due la situazione si calma relativamente, si torna a casa. Si cerca di capire. Si veglia”.

Marino si sofferma anche sulla situazione al campo migranti di Calais “messo a ferro e fuoco”. “Il fuoco brucia capanne e tende di migliaia di disperati. Circola la voce che sia opera di gruppi xenofobi in reazione agli attentati di Parigi. C’è chi accusa musulmani, profughi e migranti degli attentati di Parigi. Ma è proprio perché fuggono da questi criminali al servizio dell’odio che la maggior parte di profughi e migranti si trova qui in Europa”.

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