Discarica, l’Arpa smentisce Manara. Ecco perché non è tutto rose e fiori

Discarica, l’Arpa smentisce Manara. Ecco perché non è tutto rose e fiori

di Brigida Miranda

IMOLA – Ieri mattina, sul quotidiano Il Resto del Carlino il presidente ConAmi Stefano Manara si era speso in dichiarazioni plateali della serie: “non c’è traccia di percolato intorno alla discarica, dall’Arpa arrivano dati rassicuranti”. Ma, sorpresa. Questa mattina un altro quotidiano, Il Corriere di Romagna, con una intervista alla dottoressa Biagi che lavora all’Arpa, smentisce categoricamente le affermazioni di Manara.

Non c’è, per ora, nessuna rassicurazione ufficiale visto che l’Arpa “non ha emesso comunicazioni al riguardo”, si legge nel Corriere. I nuovi campionamenti relativi al percolato sono infatti terminati lunedì e, in ogni caso, i dati saranno trasmessi prima alla Conferenza di servizio e non certo al ConAmi. Inoltre, si afferma da Arpa, i primi monitoraggi effettuati continuano a confermare lo sforamento delle quantità di metalli pesanti all’interno dei pozzi-spia, così come rilevato a metà ottobre. La fretta del ConAmi di cantare vittoria si è dunque scontrata con l’oggettività dei rilievi Arpa: tutto è ancora da vedere.

Alternative all’ampliamento. Intanto, emergono altre “curiosità” in particolare dalle controsservazioni al piano rifiuti regionale. Pochi sanno, ad esempio, che proprio l’agenzia regionale Arpa aveva espresso “perplessità” sul mantenimento in vita della sola discarica di Imola da qui al 2020, escludendo quella di Baricella. “La scelta operativa di escludere la discarica di Baricella e mantenere attiva al 2020 solo la discarica di Imola suscita perplessità in quanto, dal punto di vista gestionale, risulta essere sicuramente più complessa la gestione di una discarica localizzata in area calanchiva, come quella di Imola, rispetto a una situazione di discarica localizzata in area di pianura”. Tra l’altro, proprio per la discarica di Baricella, un progetto di ampliamento per 693mila mc aveva già ricevuto parere favorevole. Ma Herambiente aveva ritenuto di non procedere all’ampliamento in quanto le quantità di rifiuti sembravano in costante diminuzione. E allora ci si chiede: perché oggi si vuole ampliare quella di Imola? Perché la Regione ha bocciato l’osservazione di Arpa (di una sua stessa agenzia regionale)? Sembra davvero che la scelta di ampliare la discarica di Imola sia tutta afferente alla sfera politica visto che la Regione ha rispedito al mittente le controdeduzioni tecniche emesse da Arpa.

Le richieste di integrazione della Regione. Non è tutto rose e fiori, per Hera e ConAmi, nemmeno per quanto riguarda le 141 richieste di integrazioni al progetto di ampliamento che giungono direttamente dalla Regione. In particolare, si chiede conto delle motivazioni per le quali manchino, nel progetto, “le possibili alternative rispetto all’ampliamento, compresa l’opzione zero, visti gli orientamenti regionali volti a ridurre drasticamente al 2020 il conferimento dei rifiuti in discarica”. Inoltre, si esprimono perplessità anche sulla soluzione progettuale “che prevede il mantenimento dei medesimi tassi giornalieri (1150 tonnellate), mensili (25000 ton), ed annui (290000-300000 ton), rispetto allo stato attuale”. Ciò causerebbe la saturazione dei volumi della sopraelevazione già per luglio 2017. La Regione si chiede come questo sia possibile.  “Non è comprensibile – si legge – l’esaurimento della discarica nel 2022” e “si ritiene che la discarica non possa continuare a essere gestita secondo gli elevatissimi tassi di conferimenti che l’hanno contraddistinta”.

Letta così, ci si chiede come sarà possibile approvare un piano rifiuti che inserisce la discarica di Imola tra quelle strategiche regionali, soprattutto alla luce delle criticità evidenziate da Arpa e dalla stessa Regione. A questo punto forse, parlare di accanimento politico, non è poi così fuori dal mondo.

 

Leggi anche

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *