Incontro con l’autore: Fabio Mongardi racconta l’eccidio dei conti Manzoni.

Incontro con l’autore: Fabio Mongardi racconta l’eccidio dei conti Manzoni.

La storia di un eccidio mai del tutto chiarito, quello della famiglia dei conti Manzoni, avvenuto nella notte tra il 7 e l’8 luglio 1945 nel Comune di Lugo.

Fabio Mongardi, autore faentino, ha narrato la vicenda nel suo nuovo libro “Il caso Manzoni”. A metà strada fra il noir e il romanzo d’inchiesta, il testo si cala dentro la storia, rievocando, attraverso la voce dei protagonisti, la drammatica atmosfera da guerra civile che ha insanguinato l’Italia di quegli anni.
I fatti. I conti Manzoni Ansidei, simpatizzanti della Repubblica Sociale italiana, furono vittime di violenza post bellica ad opera di un gruppo di ex partigiani comunisti che, a guerra finita, li prelevò dalla loro villa, in località Frascata, uccidendoli uno a uno. Il gruppo sequestrò cinque persone: la contessa Beatrice Manzoni, i tre figli Giacomo, Luigi e Reginaldo e la domestica della casa, Francesca Anconelli. Le donne furono uccise a bastonate, agli uomini fu sparato un colpo di pistola.

I corpi martoriati furono ritrovati nel 1948 quando uno degli indagati confessò il delitto. Nel 1953 furono condannate all’ergastolo 13 persone. Per effetto dell’amnistia Togliatti, la pena fu ridotta a 19 anni di cui solo cinque realmente scontati.

 

 

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Fabio Mongardi

Da dove è nata l’idea di affrontare in un libro la vicenda dei Conti Manzoni?

Quando per caso ne sono venuto a conoscenza, sono rimasto colpito da questa tragedia e dalle modalità con cui è avvenuta. Ho cercato di capire. Non tanto per dare la colpa a questo o a quello ma per capire come tutto ciò sia stato possibile. Ne è uscita fuori un’inchiesta romanzata dove le vicende sono reali e la parte romanzata serve per ricostruire l’ambiente storico e politico in cui quei tremendi fatti sono maturati.

E cosa ha scoperto?

Intanto è emerso che l’eccidio è maturato in un ambiente molto particolare. In zona c’erano state ampie garanzie che alla famiglia Manzoni non sarebbe accaduto nulla. Infatti non risultano ordini ufficiali da parte del comandante del gruppo partigiano, Silvio Pasi. Uccidere i componenti di quella famiglia non aveva senso, nessun vantaggio, non si erano macchiati di nessuna colpa particolare. Beatrice Manzoni, poi, era particolarmente inserita nel tessuto sociale e aveva fatto anche molte donazioni.

Cosa accadde allora?

Si era instaurato, subito dopo la guerra, un clima in cui ognuno poteva fare quel che gli pareva. A guerra finita, i gruppi partigiani probabilmente non erano più controllati da nessuno, persone abituate alla violenza e a essere sfruttate e che ancora avevano in animo di operare una rivoluzione violenta.

Che tipo di accoglienza ha ricevuto in zona il suo libro?

Ho incontrato moltissime difficoltà e resistenze. Pensi che a Lugo non sono riuscito a presentare il libro. La presentazione più vicina sarà prossimamente a Bagnacavallo. E’ qualcosa che mi rammarica perché dopo 70 anni ancora non ci si rende conto che celare queste storie “sotto il tappeto” è controproducente.

Come si sono svolte le ricerche?

Ho provato a cercare negli archivi e, quando ho scoperto che non c’era nulla da trovare, in realtà avevo già trovato qualcosa. Si trattava solo di mettere insieme i pezzi di un puzzle, districandosi in mezzo a una grande omertà, perché ancora dopo 70 anni c’è chi non ha voglia di parlare. La cosa grave, subito dopo il fatto, è stata quella di non affrontare la verità a livello politico. Nessuno ha avuto la voglia di mettersi attorno a un tavolo e fare uscire le responsabilità legate a quella terribile vicenda.

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