Alluminio nell’acqua? Continua il braccio di ferro tra Ausl e Comitati

Alluminio nell’acqua? Continua il braccio di ferro tra Ausl e Comitati

IMOLA – Ormai è scontro aperto tra l’Ausl e il comitato “vediamoci chiaro” sulle analisi condotte alle acque potabili delle scuole imolesi. Da un lato le dichiarazioni di Gabriele Peroni che, per conto dell’Ausl, ha dichiarato che “l’acqua di Imola è assolutamente sicura”, dall’altro i rilievi della società Terra che conferma gli sforamenti per quanto attiene l’alluminio nel corso di rilievi – senza fini statistici – in una scuola dell’imolese e in due abitazioni private.

Ma ripercorriamo la vicenda. Il comitato Vediamoci Chiaro, il 26 e 27 di ottobre 2015, aveva riscontrato dei valori molto elevati di alluminio presso tre punti diversi della rete idrica, valori molto preoccupanti ma non significativi dal punto di vista statistico. Per comprendere meglio la situazione il Comitato ha fatto successivamente un accesso agli atti presso l’ASL di Imola ed ha analizzato la frequenza con cui l’alluminio è indagato ad Imola e i valori riscontrati, con riferimento agli ultimi 4 anni. Dall’analisi dei tabulati dell’ASL è emerso quanto segue:

– nel 2012 è stato monitorato 2 volte nell’arco di una sola settimana lasciando scoperto tutto il resto dell’anno, entrambi i valori erano molto bassi;

– nel 2013 è stato monitorato 2 volte nella rete e 3 volte presso il rubinetto di dialisi dell’ospedale nuovo, i valori erano molto bassi;

– nel 2014 è stato monitorato 3 volte nella rete  e altre 4 volte presso il rubinetto di dialisi dell’ospedale nuovo (complessivamente in 7 giornate diverse). Iniziano a comparire valori anomali. Il 2 settembre, presso il bauletto di Campanella, vengono rilevati 115 μg/l (microgrammi/litro) un valore al di sotto del limite di legge (200 μg/l) ma molto superiore a quelli rilevati fino a quel momento (sempre inferiori a 2 μg/l). Ma ciò che colpisce di più è un’altra anomalia. Risultano incomprensibili i dati generali relativi al bauletto dove sembra sia stato fatto un doppio campionamento per l’analisi dei parametri di routine (fatto di per se insolito) però i dati presentano sorprendentemente valori molto diversi tra loro, infatti in un gruppo i valori sono nella media e sono compatibili con gli altri bauletti dello stesso giorno, nell’altro presentano valori molto al di sotto della media (ad es. in uno il nitrato risulta 37 mg/l, nella media, e nell’altro 5 mg/l, molto basso) e solo in questo secondo gruppo è stato misurato l’alluminio. Un’altra anomalia è il fatto che l’alluminio normalmente viene misurato contestualmente agli altri metalli e ai contaminanti di tipo organico, in questo caso è “solo” e abbinato ai soli inquinanti routinari.

– nel 2015 è stato monitorato 4 volte nella rete e altre 2 volte presso il rubinetto di dialisi dell’ospedale nuovo (complessivamente in sole 4 giornate diverse). Proseguono le anomalie. Il 10 di febbraio è monitorato in ben 3 punti diversi: in Pedagna, presso il rubinetto di dialisi dell’ospedale nuovo e a Zolino. Nei primi due punti risulta inferiore a 2 μg/l. Nel terzo punto si ripete l’anomalia evidenziata per il 2014: nel bauletto di Zolino sembra sia stato fatto un doppio campionamento e anche in questo caso i due gruppi di dati presentano valori molto diversi tra loro, in un gruppo i valori sono nella media e sono compatibili con gli altri bauletti dello stesso giorno, nell’altro presentano valori molto al di sotto della media e solo in quest’ultimo gruppo troviamo la misura dell’alluminio (ancora una volta estrapolato dal gruppo degli altri metalli e inquinanti organici) che in questo caso presenta un valore di 92 μg/l. Come nel caso del 2014 il valore “fuori scala” dell’alluminio è incomprensibilmente associato a parametri di routine che presentano valori palesemente al di sotto delle medie statistiche e discrepanti con i valori misurati nella rete in quello stesso giorno.

Secondo il Comitato “Vediamoci chiaro” “queste anomalie richiedono indubbiamente e urgentemente una spiegazione”.

E per una questione prettamente di legge. La legge (DLgs 31/2001) stabilisce infatti che se l’alluminio è usato “come flocculante o è presente, in concentrazione significativa, nelle acque utilizzate” allora il suo controllo deve essere routinario dunque deve essere indagato settimanalmente invece che 3 volte all’anno, in caso contrario potrebbe forse essere sufficiente la prassi adottata dall’ASL.

“Se è vero, come sostengono l’ASL ed Hera – ribadisce il Comitato – che nella rete idrica di Imola viene usata solo acqua di falda che non richiede trattamenti a base di flocculanti, allora come si spiegano i valori elevatissimi trovati dal comitato Vediamoci chiaro ma anche i valori “fuori scala” misurati dalla stessa ASL nel 2014 e 2015? Questi picchi anomali richiedono delle spiegazioni chiare da parte di Hera sull’origine dell’acqua erogata e confortate a questo punto da dati con valore statistico quindi routinari come previsto dalla legge. La corsa da parte del Comune e dell’ASL a fare le analisi nelle scuole ha tutto il sapore di una banale mossa politica che non ha nulla a che vedere con una reale volontà di comprendere a fondo il fenomeno e dunque di affrontarlo seriamente da un punto di vista tecnico”.

Il costo delle analisi: 36.000 euro. Anche su questo fronte i commenti di Gabriele Peroni, secondo il Comitato “Vediamoci chiaro” “appaiono tendenziosi e palesemente politici e di dubbia etica”.

“La prevenzione alla salute è un principio sancito dalla Costituzione – afferma Cinzia Morsiani – e mi risulta che l’ASL esiste per applicarlo nella società e lui è pagato per farlo al meglio e per tutelare noi cittadini. Ci chiediamo poi, vista la mole imponente delle analisi che l’ASL svolge in via routinaria, quanto abbiano potuto incidere sul bilancio complessivo queste 30 analisi, che comunque sarebbero ancora ampiamente insufficienti nel caso dovesse appunto applicarsi la legge di riferimento in virtù dell’immissione in rete di acqua sottoposta a trattamento con alluminio (da verificare)”.

“Merita però un commento anche la cifra indicata da Peroni, lui parla di 1.200 euro a campione più le spese di personale – precisa Cinzia Morsiani, portavoce del comitato -. Noi abbiamo invece speso solo 800 euro per campione presso un laboratorio certificato. Se si considera la mole enorme di indagini che fanno meriterebbe andare a fondo su tali costi che ricadono sulla collettività e che potrebbero forse essere ridotti. A questo proposito rispondiamo anche alle illazioni del dott. Peroni sul fatto che ci avrebbe invitato a collaborare con l’ASL per procedere con campioni separati (doppio cieco) e che ci saremmo sottratti a questa prova. E’ vero che ci è stata fatta questa interessante proposta ma lui sa bene che i soldi che abbiamo raccolto faticosamente con le molte generose donazioni dei cittadini li abbiamo utilizzati per le analisi e gli studi che abbiamo fatto esternamente alla discarica alle quali erano peraltro destinate. Non abbiamo altri fondi nascosti cui attingere per poter fare analisi indipendenti sull’acqua potabile per cui prima di dire con leggerezza che “non abbiamo raccolto la sfida” si informi su cosa significa fare volontariato. La vera sfida non l’ha colta lui di fare indagini statisticamente significative per perseguire il principio fondante di un ente come ASL che non riteniamo sia quello di tranquillizzare o di procurare allarmi ma semplicemente di indagare con potenza significativa portando con se il valore di un ente di ricerca e controllo: il principio di precauzione e basi scientifiche, e non politiche, solide”.

Attacchi di ARPA ed ASL sulla metodologia utilizzata da Terra srl. 

L’attacco del Comitato “Vediamoci chiaro” prosegue: “Ricordiamo che le uniche perizie giurate in tribunale e depositate in Procura sono quelle pagate da Legambiente e quindi dai cittadini elaborate dalla società TERRA e dal laboratorio Labanalisys di Pavia”, incalza Morsiani.

“A parte la questione dell’alluminio che a nostro avviso deve ancora essere chiarita, relativamente agli altri parametri è tutto a posto tanto da poter giustificare i titoli dei giornali “l’acqua di Imola è purissima”? Non esattamente. La durezza della nostra acqua è un problema non certo dovuto all’inquinamento ma alle caratteristiche geologiche del nostro territorio però segnaliamo che nel 2012 e nel 2013 il parametro della durezza ha registrato dai 6 ai 9 superamenti all’anno del valore massimo consigliato dalla legge, forse è un problema difficilmente risolvibile ma da qui a dire che l’acqua è ed è sempre stata purissima e controllatissima denota ancora una volta la mancanza di una corretta informazioni ai cittadini”.

All’assessore Giuseppina Brienza, il Comitato “Vediamoci chiaro” replica di “non comprendere perché insista tanto sul voler sapere il nome della scuola su cui abbiamo fatto dei prelievi di acqua, quale sia il vero motivo di questa sua richiesta non lo comprendiamo, lei stessa ha riconosciuto che il valore di quel prelievo non era puntuale ma di tassello della rete idrica. Se glielo rivelassimo si prenderebbe davvero la responsabilità, da amministratore pubblico e assessore alla scuola, di esporre quello specifico istituto a fraintendimenti da parte delle persone non correttamente informate dei fatti e dunque a ricadute negative sulla gestione della scuola? Per rispondere ad una domanda che la Brienza ha posto, il motivo che ci ha spinti a pensare ad una scuola era che qualora avessimo trovato dei valori fuori norma avremmo in questo modo potuto sensibilizzare maggiormente i cittadini cosa che purtroppo è avvenuta, peccato che chi ci governa e chi deve tutelare la nostra salute invece di cercare un punto di confronto e dialogo costruttivo con noi si è impegnato a cercare di screditarci e accusarci da un lato e a rassicurare in modo decisamente frettoloso e poco credibile i cittadini. Auspichiamo ovviamente un cambio di rotta e l’apertura di un confronto che possa essere costruttivo e positivo per la città e i suoi abitanti”.

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