“Dove il gioco d’azzardo non c’è si vive meglio”. Viaggio nel mondo dei locali slot free

“Dove il gioco d’azzardo non c’è si vive meglio”. Viaggio nel mondo dei locali slot free

IMOLA – “Dove il gioco d’azzardo non c’è si vive meglio”. Questo si legge sulla locandina attaccata alla porta del Mamma Mia Café del quartiere Pedagna a Imola e che identifica un locale “slot free”, in cui macchinette e videopoker mangiasoldi non sono graditi. Un biglietto da visita, con tanto di logo della Regione Emilia-Romagna, che i titolari sono ben lieti di mostrare per condividere con tutti i loro clienti quella che è stata una precisa e consapevole scelta.

image-13-04-16-19-31“Da quattordici anni il Mamma Mia Cafè vuole offrire al pubblico un’esperienza comunitaria, basata sulla condivisione di prodotti di qualità e sull’interazione conviviale, che raggiunge l’apice durante le ricorrenti serate di degustazione – spiegano i titolari Andrea e Matteo (in foto) -. In virtù di questa idea, videopoker e slot-machine non hanno mai potuto trovare spazio nel nostro locale, giacché giochi alienanti, basati sull’effimera speranza e sulla soddisfazione individuale che dura un istante, il tempo di premere un pulsante o tirare una leva, senza alcuna abilità o rapporto interpersonale. Installare questi congegni significherebbe magari aumentare nell’immediato gli incassi del bar, impoverendo però a livello valoriale (oltre che finanziario) il tessuto sociale del quartiere e della città, vale a dire l’humus del quale ci nutriamo come attività commerciale”.

Negli ultimi anni, purtroppo, il gioco d’azzardo è diventato una vera e propria piaga sociale e sempre più persone si rivolgono alle strutture preposte, per tentare di uscire da questo tunnel. Nel contempo, però, sta crescendo anche la sensibilità di gestori e titolari di pubblici esercizi che, quando decidono di bandire definitivamente le macchinette dal loro locale, si fanno essi stessi promotori di un messaggio civico,  carico di valori e di positività e richiedono con orgoglio, alla Regione Emilia Romagna, la locandina “slot free”. Proprio la Regione Emilia-Romagna, con l’ultimo bilancio, ha stanziato 150mila euro di incentivi per i locali liberi dalle slot. Forse un piccolo gesto, ma che rappresenta comunque un segnale importante verso un problema sul quale troppo a lungo si è rimasti indifferenti.

In Italia, il business del gioco è enorme: nel 2012 sono stati giocati più di 80 miliardi di Euro, per un incasso netto da parte dello Stato di 8 miliardi. Ma i costi sociali legati a questo business non sono da meno: oltre 800.000 persone a rischio dipendenza (GAP, Gioco d’azzardo Patologico), famiglie distrutte, numerosi casi di suicidi per i troppi debiti, senza contare le infiltrazioni mafiose che riciclano denaro attraverso le sale Slot e i casi di usura sempre più in aumento. Un bar, un locale che sceglie di rinunciare a tutto questo va senz’altro premiato.

In che modo? Tutti noi potremmo, per esempio, cominciare a consumare nei locali “slot free”. Il movimento Slotmob, nato nel 2013, mira infatti a incentivare la consumazione in quei pubblici esercizi che hanno detto NO alle slot machines. E così, proprio secondo la logica del flash mob, ci si reca in gran numero in questi locali per incontrarsi, per socializzare, per consumare una colazione o un aperitivo. In fondo, se da oggi le persone scegliessero di acquistare solo nei bar senza slot, il problema sarebbe già risolto: nessun barista sarebbe disposto ad offrire sul mercato un prodotto che nessuno domanda. E’ la logica del mercato, ma utilizzata per scopi etici. Una mobilitazione che non vuole e non può attendere i tempi della politica.

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