Studenti protagonisti per la commemorazione delle vittime del pozzo Becca

Studenti protagonisti per la commemorazione delle vittime del pozzo Becca

 IMOLA – I sedici partigiani trucidati e gettati nel pozzo Becca paragonati ad eroi micenei, col volto coperto da una maschera, come quell’antico popolo aveva dedicato al proprio re Agamennone. Li hanno voluti far rivivere così, gli studenti e le studentesse della classe III B della scuola secondaria di I grado “Sante Zennaro”, che questa mattina hanno animato la cerimonia al pozzo Becca, con la re-inaugurazione del monumento dedicato ai 16 partigiani torturati e uccisi.

La performance degli studenti, coordinati dalle prof.sse Alessandra Brialdi e Roberta Pullano e la mediazione di Annalisa Cattani, fa parte del progetto “Quando un posto diventa un luogo” dedicato alla storia del territorio imolese dal 1943 al 1945 e rientra nel calendario delle iniziative “Sulle strade della Libertà” organizzate dal Comune insieme a Anpi e Cidra, per il 71.o anniversario della Liberazione.

pozzobecca1La re-inaugurazione ha visto 16 studenti della ragazzi classe III B della scuola media “Sante Zennaro” adagiati per terra sopra a delle sagome di carta, tutti con il volto coperto da una maschera bianca. In contemporanea, Alice Baroncini (sempre della III B) ha letto una poesia scritta da
lei (in allegato). Poi uno studente ha declamato i nomi dei partigiani uccisi. Ad ogni nome uno studente si è alzato, si è tolto la maschera e l’ha deposta sulla sagoma,
poi si è posizionato davanti alla lapide. Finiti i 16 nomi, lo studente Francesco Bedeschi ha letto un testo da lui scritto nel quale ha espresso il senso della performance (in allegato). Riferendosi ai 16 partigiani torturati e uccisi, “ci sono venuti in mente i Micenei  che avevano fatto una stupenda maschera d’oro per il loro re Agamennone, loro lo consideravano quasi un eroe, noi allora abbiamo pensato: perché non far sentire queste sedici persone degli eroi? Hanno lottato per la liberazione dell’Italia da un piede straniero, loro sono già degli eroi, e per ciò meritano una maschera che copra sì il loro volto deformato ma che ne esalti anche il valore e il ricordo eternamente” ha detto Francesco Bedeschi.

Da parte sua il sindaco di Imola, Daniele Manca, che ha deposto una corona alla lapide a ricordo delle vittime di Pozzo Becca, ha ringraziato “gli studenti per la loro testimonianza. E’ molto importante essere qui e questa memoria dobbiamo conservarla tutti i giorni”. Riferendosi al sacrificio dei 16 partigiani il sindaco Manca ha aggiunto: “dobbiamo essere grati a queste 16 persone che sono morte per la nostra libertà e democrazia. Il loro sacrifico ha portato a scrivere le pagine bellissime della nostra Costituzione, che valorizza tutti in quanto persone. Il loro sacrifico ha portato a costruire non solo l’Italia ma anche l’Europa. Per questo iniziative di commemorazione come quella di oggi non sono iniziative di parte, ma sono importanti per ricordare l’identità del nostro Paese. Non c’è spazio per il revisionismo”.

“Il sangue da loro versato ci impone di riflettere sul futuro dell’Europa, per promuovere la libertà, la pace e la democrazia. E non c’è pace dove si alzano muri quando invece si devono costruire dei ponti. Costruire muri come quello del Brennero per impedire l’accesso ai migranti è tradire il sangue di questi partigiani morti per la libertà, la pace e la democrazia” ha detto Manca, che ha chiesto anche ‘verità dall’Egitto’ sul caso Regeni.

Marco Panieri ha portato il saluto dell’Anpi Imola. Subito dopo l’Anpi ha donato a tutti gli studenti presenti una copia della Costituzione. Alla cerimonia sono intervenuti anche Fausto Tinti, sindaco di Castel San Pietro Terme e la classe 1a E della scuola secondaria di primo grado “Simoni” di Medicina e Adele D’Angelo, dirigente dell’IC 5 di cui fa parte la scuola ‘Sante Zennaro’.

 

Cosa accadde quel 12 aprile 1945 – Due giorni prima della Liberazione la Brigata nera di Imola e un reparto delle SS prelevarono numerosi prigionieri dalle carceri della Rocca e ne uccisero 16 dopo averli a lungo torturati. I cadaveri furono gettati nel pozzo dello Stabilimento ortofrutticolo Becca in via Vittorio Veneto. I resti delle vittime furono recuperati qualche giorno dopo la liberazione di Imola. Questi i nomi delle vittime: Bernardo Baldazzi, Dante Bernardi, Gaetano Bersani, Duilio Broccoli, Antonio Cassani, Guido Facchini, Mario Felicori, Paolo Filippini, Cesare Gabusi, Secondo Grassi, Ciliante Martelli, Mario Martelli, Corrado Masina, Domenico Rivalta (il solo imolese del gruppo, poi decorato con la Medaglia d’oro al valor militare), Giovanni Roncarati, Augusto Ronzani.

 

A seguire, alle ore 12.00, nell’androne del Palazzo Comunale (via Mazzini 4), a 30 anni dalla consegna della Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana (12 aprile 1986) alla Città di Imola è stata inaugurata la mostra “Disobbedienti” – Cinque storie a fumetti di donne e uomini imolesi dal fascismo alla democrazia – di Daniele Trombetti con soggetto e testi di Carlo Ferri e Lea Marzocchi, che ricomprende cinque storie di cui la mostra  “Sole. Il costo della libertà (1943-1945)” dedicata a Elio Gollini è allestita nell’androne del palazzo comunale.

All’inaugurazione sono intervenuti, fra gli altri, Daniele Manca, sindaco di Imola, Alfiero Salieri, Anpi Imola, Virginia Manaresi, presidente Aned Imola, Elisabetta Marchetti, assessore alla Cultura del Comune di Imola e Paolo Gollini, figlio di Elio Gollini.

La mostra Sole, il costo della libertà (1943 – 1945) illustra la vita di Elio Gollini (Imola, 27 maggio 1924 – 21 ottobre 2013), leader partigiano con nome di battaglia “Sole”, che fa parte della generazione più virtuosa che l’Italia repubblicana abbia mai avuto. Una generazione che ha saputo ribellarsi al fascismo e alle sue ingiustizie e che dopo la liberazione si è rimboccata le maniche per ricostruire il tessuto economico e sociale completamente lacerato e corrotto dalla guerra e dalla dittatura. “Per me è stato un vero maestro” ha detto Alfiero Salieri, mentre il sindaco Daniele Manca lo ha definito “uno dei padri della città, protagonista sia nella politica che nell’economia”. “Questa mostra vuole raccontare con linguaggio semplice la vicenda di tanti “disobbedienti”, per ridare valore alla memoria del loro impegno, che ha portato, insieme a quello di tanti altri, a riconoscere ad Imola la Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana, consegnata alla nostra città proprio 30 anni fa, il 12 aprile 1986” ha aggiunto Elisabetta Marchetti.

La mostra sarà visitabile fino al 14 maggio (dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 19 – sabato dalle ore 8 alle ore 13). Le altre storie della mostra sono: “Nadia e Fernanda 1° maggio 1932”, illustrata sul totem via Paolo Galeati; “Il grano e la dignità del lavoro giugno 1922”, illustrata sul totem piazza Gramsci; “Un caffè sport 22 giugno 1944”, illustrata sul totem Rocca Sforzesca; “Ceda e Vermiglia primavera 1944” illustrata sul totem via Emilia (a fianco della Biblioteca comunale).

 

Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana – Quest’anno ricorrono i 30 anni dalla consegna della Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana. Infatti, il 12 aprile 1986, ad Imola, in piazza Giacomo Matteotti, il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, ha decorato di Medaglia d’oro al valor militare per attività partigiana il gonfalone della città. Il decreto con cui fu concessa la Medaglia d’oro era stato firmato dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il 12 giugno 1984.

(Tratto dal Decreto del Presidente della Repubblica 12 giugno 1984, registrato alla Corte dei Conti il 27 luglio 1984, registro n. 26, Difesa, foglio n. 48:

Comune di Imola (Bologna) – “Forte di tradizioni popolari e democratiche, dava vita, subito dopo l’8 settembre 1943, ad un attivo movimento di resistenza costituendo i primi nuclei partigiani di montagna. Nonostante perdite iniziali e dure rappresaglie nazifasciste, la popolazione dell’imolese continuava fieramente la lotta, rivendicando, con il sangue versato anche dalle sue indomite donne, pace e libertà e difendendo il patrimonio agricolo e industriale della propria terra…”.

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