Il dopo-Bruxelles (Bataclan, Charlie Hebdo…): a quando una legge per regolare i rapporti Stato-Islam?

Il dopo-Bruxelles (Bataclan, Charlie Hebdo…): a quando una legge per regolare i rapporti Stato-Islam?

La storia si ripete. All’indomani di un attentato al cuore dell’Europa, grande è il cordoglio, gli attestati di solidarietà, la condanna pressoché unanime anche da parte delle comunità islamiche. Poi, dopo qualche settimana, passata l’onda mediatica, è come se il ricordo del dolore, del sangue versato svanisse. Come se il problema dell’Isis, del terrorismo di matrice islamica si dissolvesse, piombasse nel dimenticatoio, fin che nuovi e tragici eventi non lo riattualizzano con le medesime attestazioni di cordoglio, con i soliti minuti di silenzio.

A mente fredda, però, nessuno si pone il problema di risolvere l’eterna contraddizione che sembra contraddistinguere, nell’Europa occidentale, solo il mondo islamico. Per quale motivo, a oggi, non si è pensato di regolamentare i rapporti tra Islam e Italia, o tra Islam e Europa con una legge chiara, trasparente, così come avviene per la maggioranza delle confessioni religiose? Perché questo appello non arriva dalle stesse comunità islamiche che si dicono integrate nei nostri Stati, che accettano i valori della nostra Costituzione, la nostra Dichiarazione universale dei diritti umani? Basta leggere una qualunque di queste leggi, per esempio quella che regola i rapporti tra Stato italiano e comunità ebraiche, per capire che, accanto al diritto di professare liberamente la propria religione e di vedersi riconosciute le proprie festività, vengono stabiliti anche tutta una serie di doveri, primi dei quali il rispetto dei valori della nostra Costituzione. Sembra banale, ma non lo è. Perché fin tanto che non regolamentiamo, lasciamo sempre un margine “libero” di interpretazione, che potenzialmente può diventare anticamera del fondamentalismo.

Tarek Farouk - esponente Pd Castel San Pietro

Tarek Farouk – esponente Pd Castel San Pietro

Con Tarek Farouk, esponente Pd di Castel San Pietro Terme e componente della federazione imolese del Pd, più volte abbiamo affrontato questo tema. E la risposta è sempre la stessa. “Faccio appello a tutti i parlamentari dell’Emilia-Romagna, di qualunque colore politico – dice Tarek – affinché si facciano promotori di una legge che disciplini i rapporti tra Islam e Stato Italiano. La nostra regione può diventare un laboratorio politico in tal senso”. “In questo accordo vanno sostenuti con forza i valori della nostra Costituzione e i principi di libertà, soprattutto delle donne, in rispetto alla strada che le donne italiane hanno percorso per vedersi riconoscere uguali diritti”.

Tarek mette in guardia anche sul deterioramento dei rapporti Italia-Egitto  per il caso Regeni, in un momento tanto delicato.

“Certo che dobbiamo cercare e avere verità e giustizia – afferma -. Chi ha sbagliato deve pagare, senza ombra di dubbio. L’Egitto deve mettere al bando la tortura che purtroppo sembra essere la prassi in molte circostanze e l’Italia deve chiedere garanzie sul rispetto dei diritti umani. Ma dico anche che la strada politica, in questa fase, va assolutamente perseguita. L’Egitto deve essere obbligato a far luce sulla vicenda ma nello stesso tempo non si possono e non si devono danneggiare i rapporti con questo Paese.  Il rischio è che la situazione sul Mediterraneo vada fuori controllo, con la conseguenza di creare una ulteriore leva per l’avanzata dell’estremismo islamico”.

“La furia di arrivare ad una verità sul caso Reggini non deve farci estraniare dal tema della collaborazione con l’Egitto soprattutto per le vicende libiche che vanno monitorate con attenzione e per la lotta all’Isis. Soprattutto dobbiamo blindare il nostro rapporto commerciale con l’Egitto altrimenti lasceremmo ulteriore margine di manovra a francesi e tedeschi,  altro sbaglio gravissimo”.

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