Villa Muggia, una storia incompiuta. Sabato 17 settembre, grande evento in biblioteca

Villa Muggia, una storia incompiuta. Sabato 17 settembre, grande evento in biblioteca

Sabato 17 settembre, un grande evento culturale alla Biblioteca Comunale di Imola – via Emilia, 80

Alle ore 10.00 – Presentazione del volume “Villa Muggia al Bel Poggio di Imola. Una storia incompiuta”

curato da Giorgio Bolognesi ed edito da Thèodolite Editore

 

Saluti

Daniele Manca, Sindaco di Imola

Daniele Vincenzi, Ordine degli Architetti di Bologna

 

Interventi

Claudia Pedrini, Musei Civici – Imola

Giuliano Gresleri, Università degli Studi di Bologna

Angelo Varni, Presidente IBC Emilia-Romagna

Giorgio Bolognesi, curatore del volume

 

Proiezione di un filmato su Villa Muggia

con montaggio realizzato da Mauro Bartoli di riprese d’epoca con fotografie attuali di Andrea Liverani.

 

Coordinamento Claudio Calamelli e Fabrizio Castellari

 

ore 12.00 – Visita guidata a Villa Muggia

via Bel Poggio, 4 – Imola

Giorgio Bolognesi, Claudio Calamelli e Fabrizio Castellari illustreranno sul posto ai presenti le peculiarità dell’architettura della villa.

LA STORIA

Una villa nelle colline imolesi, la sua storia tormentata che s’intreccia con le vite di chi, nei secoli, l’ha abitata.

Villa Muggia, una costruzione degli anni Trenta, oggi in rovina, un capolavoro assoluto dell’architettura italiana ed internazionale, si racconta in un libro che raccoglie il frutto di un lungo lavoro di ricerca. L’Associazione Segni del Moderno, insieme all’Archivio Piero Bottoni del Politecnico di Milano, ha dedicato diversi anni allo studio di questa importante testimonianza del Movimento Moderno. Nel 2008, una mostra presso i Chiostri di San Domenico, realizzata con la collaborazione dei Musei Civici di Imola, ha offerto un’anticipazione di queste conoscenze. Ora, un volume dal titolo Villa Muggia al Bel Poggio di Imola. Una storia incompiuta, curato da Giorgio Bolognesi ed edito da Thèodolite Editore, offre lo “stato dell’arte” di questo luogo.

All’inizio del secolo scorso, villa Bel Poggio era una bellissima residenza di campagna inserita in un parco secolare, un casino di caccia del ‘700 di proprietà dei conti Ginnasi, che, seppure in stato di abbandono, custodiva all’interno uno scenografico salone con volte affrescate e uno scaloncino a doppia rampa.

Nel 1935 il commerciante bolognese Umberto Muggia acquistò l’intera tenuta di Bel Poggio affidando all’architetto milanese Piero Bottoni, allora giovane esponente dell’architettura razionalista del ‘900, l’incarico di riqualificare l’intero complesso. Vennero costruite la “portineria”, la “casa del custode” ed altri edifici ad uso agricolo e intrapreso il recupero del vecchio casino di villeggiatura. Di quest’ultimo furono conservate le parti più pregevoli, consolidate ed integrate con soluzioni originali nella nuova costruzione moderna. Le peculiarità di questo sofisticato e seducente restauro risiedono nell’intelligente incastro tra la porzione esistente, opportunamente restaurata, e l’addizione della nuova residenza, un’operazione che valorizzò reciprocamente antico e moderno. Al suo interno, un grande tavolo ellittico in cemento e graniglia, con la sua forma di forte valenza scultorea, caratterizzava la sala da pranzo e la connotava come fulcro della socialità familiare. All’esterno, un parco di grande suggestione apprezzabile dalle foto aeree che il figlio del proprietario esperto pilota scattò in occasione di un sorvolo della tenuta in compagnia dell’architetto Piero Bottoni.

Ma la vita della villa fu breve. Gli eventi bellici dell’ultimo conflitto segnarono pesantemente l’esistenza dei proprietari e di Bel Poggio. L’edificio fu prima occupato da militari tedeschi ed in seguito danneggiata da un bombardamento. Ora, a distanza di oltre settant’anni, Bel Poggio è un luogo silenzioso e inanimato, completamente diverso da come appariva durante la sua “stagione” più felice.

Nuovi proprietari sono subentrati all’intera proprietà, ma la villa lesionata è ancora in stato di rovina. Gli eredi della famiglia Muggia mantengono nei confronti di questo luogo un sentimento d’immutato affetto. E’ così che, per la pubblicazione, si sono aperti i cassetti dei ricordi, ne sono usciti fotografie, filmati, aneddoti, materiale inedito dal grande valore documentario che si unisce all’ampia documentazione conservata dall’Archivio Piero Bottoni. Il volume, dal ricco corredo fotografico, per lo più inedito, vuole essere un contributo a saldare il debito che la comunità, custode di questo patrimonio architettonico e ambientale, ha nei confronti di chi l’ha voluto e realizzato.

 

 

Villa Muggia, 1935-37

Villa Muggia a lmola continua a emanare il suo fascino di architettura misteriosa. Fascino che le deriva non solo dall’imponenza della sua massa, da volumi lineari e puri, ma anche da un destino che le ha consentito solo pochi anni di vero splendore. Poi la guerra, gli anni dell’occupazione militare come sede di un comando dell’esercito tedesco ed infine la bomba che ha centrato il grande salone, cuore di tutto l’edificio. Da allora la villa realizzata da Piero Bottoni e Mario Pucci ha smesso di stupire, di incantare per la sua bellezza che non aveva paragoni tra le ville moderne di quel periodo. La sua è un’agonia lenta, silenziosa. Villa Muggia si sta consumando lentamente arrivando così a noi con quel suo ventre squarciato, rudere silente su cui infieriscono l’incuria e l’incultura.

L’intero parco della villa è ormai irrimediabilmente perso, ma dal 1979, l’intera area su cui è ubicato l’edificio è definita nelle tavole di Prg di Imola come zona a parco privato che di fatto ne vincola le alberature, evitando speculazioni edilizie.

Decine di appelli, pubblicati su riviste internazionali di architettura e design, l’hanno fatta oggetto dell’azione di sensibilizzazione volta alla tutela e al recupero. Nel 1990, in concomitanza con la mostra milanese sull’opera di Piero Bottoni realizzata dall’Archivio Piero Bottoni del Politecnico di Milano, si è risvegliato una certa attenzione sulla villa e successivamente, nel 1993 alla conferenza internazionale del Do.Co.Mo.Mo. a Eindhoven in Olanda, questa emergenza architettonica veniva posta all’attenzione internazionale sottolineando la precarietà dello stato di conservazione dell’edificio.

Dal 1994 questo capolavoro del razionalismo gode di vincolo storico-architettonico, dopo che l’Ordine degli Architetti della Provincia di Bologna organizzò una raccolta di firme in favore della sua tutela. La naturale continuazione di questa azione fu l’emanazione da parte del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali del vincolo relativamente all’edificio della villa e alle pertinenze della vecchia proprietà dei Muggia. Da allora nuovamente il silenzio.

Ma la villa e l’intero suo complesso continua a essere meta ideale e d’interesse da parte di studenti e ricercatori, segno che per il mondo scientifico Villa Muggia rimane un problema insoluto, un caso-studio appassionante. Grazie a questo continuo interesse conosciamo molto della tecnica costruttiva, della metodologia con cui è stata realizzata, utile al contempo per qualsiasi ipotesi di recupero e di restauro, ma anche per comprendere quanto tempo ancora la struttura potrà resistere alla nostra indifferenza.

Villa Muggia può e deve entrare nella rosa delle eccellenze di cui la città di Imola va fiera. Il recupero della villa proietterebbe per la sua originalità e peculiarità il territorio e lo specifico caso-studio nel panorama ancora giovane del recupero del moderno a livello internazionale. L’auspicio è che questa emergenza entri nell’agenda delle forze economiche e delle pubbliche amministrazioni a ogni livello. La posta in gioco è la perdita di un manufatto architettonico che l’Europa ci invidia.

 

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