Nel bolognese 15 comuni ancora senza profughi. Il Circondario deve fare di più?

Nel bolognese 15 comuni ancora senza profughi. Il Circondario deve fare di più?

Quindici comuni del bolognese e dell’imolese non hanno ancora accolto migranti. Due di questi, Galliera e San Giorgio di Piano sono ancora nel cratere. Tra gli altri, ci sono anche diversi Comuni del Circondario: Borgo Tossignano, Fontanelice, Castel del Rio, Dozza, Mordano e Medicina.

Eppure, le disposizioni sembrano quelle di imporre l’accoglienza a tutti, proprio a tutti. Anche alle piccole comunità. Anche a chi ha già subito una immigrazione massiccia. Le parole dell’assessore al Welfare di Bologna, Luca Rizzo Nervo, sembrano essere chiare e lasciano intendere che, se non si accoglieranno 2.5 abitanti, la Prefettura potrebbe anche intervenire. Come? Cercando immobili presso i privati, con possibilità di requisirli, come accaduto a Goro, nel ferrarese. Nonostante i sindaci di questi Comuni abbiano già spiegato di non avere strutture idonee all’accoglienza.

E le opposizioni in consiglio comunale proprio non ci stanno a subire questa imposizione.

Uniti per Galliera, espressione della minoranza, è fermamente contraria all’accoglienza indiscriminata. Il capogruppo Diego Baccilieri commenta: “Prima di tutto vanno distinti i profughi, che hanno diritto di asilo, dai migranti che sono dei clandestini” ed annuncia di aver presentato già due interrogazioni al riguardo, facendo inoltre notare che “Galliera non ha strutture pubbliche utlizzabili, quindi si guardi altrove”.
Simone Carapia, residente ed ex consigliere di Fontanelice ed ora ad Imola, commenta “Il circondario imolese e la valle del Santerno hanno fatto già la loro parte sulla questione profughi, con Imola, Casalfiumanese, Castel Guelfo e Castel San Pietro Terme. Il nostro territorio ha già dato e mi auguro che i nostri amministratori non subiscano pressioni da Enti  sovraordinati e Prefetto per nuovi arrivi. Prima aiutiamo i nostri concittadini che hanno difficoltà sul territorio e poi pensiamo al resto”.
Si uniscono poi i consiglieri di San Giorgio e Minerbio; Marco  Bonora (San Giorgio di Piano) commenta:
“Guardiamo con preoccupazione crescente alla politica dissennata dell’accoglienza a livello nazionale. San Giorgio non dispone di strutture attrezzate o attrezzabili utili ad ospitare cittadini stranieri e comunque qualsiasi arrivo di migranti sul nostro territorio deve necessariamente coinvolgere preventivamente tutte le istituzioni locali compreso il consiglio comunale e  deve evitare l’imposizione forzata come avvenuto in questi giorni in alcune comunità ” .

Floriano Rambaldi, consigliere a Minerbio afferma: “Questi Comuni, per via degli affitti molto più bassi, in passato hanno già conosciuto una ondata migratoria e si sono raggiunti equilibri che riteniamo non debbano essere toccati: andarli a modificare non può fare  altro che creare delle situazioni disastrose e drammatiche. Trovo inoltre piuttosto tendenzioso prendere quale dato di riferimento l’estensione geografica del 27% e non la popolazione di questi territori che, a conti fatti, rappresenta una minima parte della popolazione dell’area metropolitana. Infine, parliamo di territori dove la tensione sociale è già molto alta: pensiamo a Gaggio Montano che sta vivendo una situazione economica poco felice dovuta alla  crisi della Saeco. Come è possibile inserire ulteriori persone in un territorio già così provato? Si alimenterebbe una guerra tra poveri che non è ammissibile.  “.

“Sostegno e solidarietà ai Comuni che hanno avuto il coraggio di dire ‘no’ – conclude Galeazzo Bignami, presidente del gruppo FI in Regione Emilia-Romagna -. Ormai conosciamo l’andazzo. Con la scusa di far arrivare “pochi” profughi, di fatto poi si costringono i Comuni ad accogliere ben oltre le loro possibilità. Anche sindaci che non sono certo di centrodestra ormai stanno capendo che con l’imposizione non si risolve nulla, che niente può giustificare questo presunto stato di emergenza che deriva esclusivamente dal non sapere distinguere i veri rifugiati di guerra da quelli che sono semplicemente clandestini mantenuti con i nostri soldi. La politica del rimpatrio non funziona, la tensione sociale è al massimo e chi ci amministra, a livello regionale, fa finta di non vedere. Ci continuano a raccontare che i sindaci sono informati ma ciò, sempre più spesso, non corrisponde a realtà. Lo vediamo e lo percepiamo quotidianamente. I sindaci e i loro Comuni vanno riportati al centro di questo processo decisionale. I cittadini, lungi dall’essere razzisti, chiedono solo rispetto e considerazione, questo è il segnale che è arrivato da Goro”.

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