Imola sarà la città del pianoforte. Ma la collezione del maestro Scala è partita per Bologna quattro anni fa

Imola sarà la città del pianoforte. Ma la collezione del maestro Scala è partita per Bologna quattro anni fa
IMOLA – Era il 2012, precisamente il mese di giugno, quando la collezione di 120 pianoforti, raccolti in 30 anni dal maestro Franco Scala, lasciava per sempre la Città di Imola, acquistati in blocco da Fabio Alberto Roversi Monaco, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Bologna. Quella collezione, che avrebbe dovuto essere il fiore all’occhiello dell’Accademia pianistica di Imola, partì per i lidi bolognesi, non senza amarezza di Scala che all’epoca rilasciò dichiarazioni durissime su quel museo di pianoforti mai realizzato a Imola, sull’indifferenza delle Istituzioni di fronte a un progetto sognato e mai concretizzatosi.
Paradosso dei paradossi, quattro anni dopo il Partito Democratico (con lo stesso sindaco Daniele Manca) decide, con un ordine del giorno in consiglio, che Imola deve diventare la “Città del pianoforte”. A sentirlo, quasi non ci si crede. Con questo documento il Pd, insieme a Fornace viva e Sel-Imola migliore, chiedono l’apposizione di una cartellonistica specifica con la dicitura “Imola, città del pianoforte”. “Chiediamo anche alla giunta di intervenire presso le Istituzioni nazionali per fare riconoscere tale peculiarità alla nostra città in virtù della presenza di una eccellenza nazionale quale l’accademia pianistica”, affermano i gruppi consiliari. Il documento è passato con l’astensione di NCD e Forza Italia mentre Insieme Si Vince e M5stelle non hanno partecipato al voto.
Chissà, forse un giorno, a seguito del prestigioso riconoscimento, Imola ospiterà – magari pagando – la famosa collezione di 120 pianoforti di Roversi Monaco, quella collezione che a suo tempo le amministrazioni imolesi non hanno saputo valorizzare.
Brigida Miranda

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