Processo Black Monkey, il comune di Imola investirà il risarcimento in iniziative sulla legalità

Processo Black Monkey, il comune di Imola investirà il risarcimento in iniziative sulla legalità

IMOLA – Il risarcimento di 300.000 euro accordato dai giudici del Tribunale di Bologna al Comune di Imola nell’ambito del processo Black monkey “verra’ reinvestito in attivita’ di formazione e sviluppo della cultura della legalita’ e contrasto alle mafie”. Lo annuncia l’assessore alla Legalita’ Elisabetta Marchetti, all’indomani della sentenza con cui sono state condannate, in alcuni casi anche per associazione mafiosa, 23 persone accusate di far parte, a vario titolo, di un’organizzazione attiva nel settore del gioco d’azzardo illegale. Intervenendo in Consiglio comunale, Marchetti esprime “grande soddisfazione per questa storica sentenza, che segna un punto importante nella lotta alle mafie nella nostra regione e rappresenta uno spartiacque decisivo anche per i prossimi processi”, come affermato ieri anche dal giornalista Giovanni Tizian, minacciato da alcuni degli imputati, e a cui sono stati riconosciuti 100.000 euro di risarcimento. L’assessore rivendica pienamente, quindi, la scelta del Comune di costituirsi parte civile nel processo, che “rappresenta l’agire che la pubblica amministrazione deve mettere in atto per essere credibile e schierarsi contro l’illegalita’ e le mafie”. Una scelta, conclude, “fatta coerentemente con il percorso che stiamo portando avanti sul fronte della legalita’ insieme al presidio imolese di Libera, e per non lasciare soli i magistrati e le Forze dell’ordine. Dobbiamo tenere alta la guardia e avere il coraggio di schierarci dalla parte della giustizia e della legalità”. Fonte: DIRE

La sentenza – Nel tardo pomeriggio di ieri, dopo quasi tre anni di udienze, al Tribunale di Bologna si è concluso in primo grado il processo Black Monkey, contro un gruppo criminale nato nella provincia di Ravenna, strettamente collegato a gruppi criminali calabresi e campani insieme ai quali controllava il settore economico del gioco elettronico a distanza on line con vincite in denaro e della distribuzione e noleggio di apparecchi slot machine. La sentenza di ieri, letta dal presidente del collegio della seconda sezione penale del tribunale di Bologna, Michele Leoni, condanna tutti i 23 imputati, riconoscendo per alcuni di loro l’associazione a delinquere di tipo mafioso o il concorso esterno. Ha quindi retto l’impianto accusatorio del pm della Direzione distrettuale antimafia Francesco Caleca, basato sull’art. 416 bis, l’accusa di associazione mafiosa.

Il Comune parte civile – “Il 22 aprile 2014, all’avvio del processo, la Giunta comunale deliberò la costituzione di parte civile del Comune di Imola dal momento che proprio nella nostra città si erano verificati gli episodi che avevano dato il via alle indagini nel 2010” racconta Elisabetta Marchetti, assessore alla Legalità, che aggiunge “era importante evidenziare la lesione di interessi che fanno capo all’Ente Comune e alla collettività riconducibile, in primo luogo al reato di associazione a delinquere di stampo mafioso, le cui forme di manifestazione hanno colpito il nostro territorio comunale. Ed evidenziare come l’attività criminosa che fa leva sulla forza del vincolo associativo determini sempre una grave lesione al bene collettivo dell’ordine pubblico”.

“Una scelta, quella della costituzione di parte civile, che rappresenta l’agire che la pubblica amministrazione deve mettere in atto per essere credibile e schierarsi contro l’illegalità e le mafie” continua l’assessore Marchetti, che sottolinea “la sentenza conferma l’importanza di essersi costituiti parte civile, una scelta fatta coerentemente con il percorso che stiamo facendo sul fronte della legalità insieme al presidio imolese di Libera e per non lasciare soli i magistrati e le forze dell’ordine.  E’ una responsabilità importante che ci fa ricordare come le mafie agiscono anche sul nostro territorio  e non solamente a centinaia di chilometri da noi. Dobbiamo tenere alta la guardia e avere coraggio di schierarci dalla parte della giustizia e della legalità”.

Il collegio presieduto dal giudice Michele Leoni ha riconosciuto per il Comune di Imola un risarcimento significativo di 300 mila euro (l’ente locale ne aveva chiesti 500 mila) e il riconoscimento di 15 mila euro per le spese legali.

A questo proposito, l’assessore Marchetti fa sapere che “il risarcimento riconosciuto, quando sarà nelle nostre disponibilità, verrà reinvestito in attività di formazione e sviluppo della cultura della legalità a contrasto alle mafie”.

 

 

La sentenza segna un importante spartiacque perché afferma la presenza in pianta stabile sul territorio di una organizzazione mafiosa. Proprio a tal proposito vi consigliamo uno sguardo al sito web www.mafiesottocasa.com che ha mappato i luoghi dove è certa la presenza delle mafie sul territorio emiliano-romagnolo. Una consapevolezza che arriva tardi, ma si spera da qui si possa ripartire per non chiudere più gli occhi.

 

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