Uno spazio verde dedicato a Hina Saleem, vittima della violenza maschile

Uno spazio verde dedicato a Hina Saleem, vittima della violenza maschile

IMOLA – C’è anche uno spazio verde dedicato a Hina Saleem, la ragazza pachistana uccisa da suo padre e da suo fratello nel  2006 perché voleva vivere “all’occidentale”, tra le 24 aree pubbliche che il Comune di Imola ha scelto di intitolare a figure femminili: una proposta arrivata dall’associazione “Trama di Terre” che, dal 2008 si occupa, con progetti anche finanziati dalla Regione Emilia-Romagna, di indagare il mondo sommerso dei matrimoni combinati e forzati che purtroppo non lascia indenne la nostra società. Nello specifico sarà intitolata a “Hina Saleem – vittima della violenza maschile” l’area verde Fossetta in località Selice-Borgo Spuviglia.

“La storia di Hina purtroppo ci fa capire dove possa condurre una logica malata di relativismo – spiega la presidente di Trama Tiziana Dal Pra – . Abbiamo scelto Hina perché è un emblema, perché la radice della violenza maschile è sempre la stessa, si fonda sulla logica del dominio maschile sulla donna”.

Hina poco più che ventenne era nata in Pakistan: emigrata in Italia a 14 anni, si era stabilita a Sarezzo con la famiglia. Qui si era subito integrata, aveva stretto amicizia con persone del posto e aveva trovato lavoro in una pizzeria. Si era poi fidanzata con un italiano. Pare che proprio questa decisione avesse acuito i contrasti con la sua famiglia. Mentre sua madre e i suoi cinque fratelli erano in vacanza in Pakistan, Hina (che nel frattempo era andata via da casa) fu attirata con una scusa dai suoi parenti nella casa paterna dove venne uccisa con oltre 20 coltellate, sgozzata e seppellita nel giardino di casa.

Una vicenda tremenda, così come quella di Sanaa Dafani (anche lei uccisa, nel 2009 da suo padre) e di tante altre donne vittime di violenza, siano esse italiane o straniere, sulla quale non deve cadere l’oblio.

“Insieme a un’amica ho seguito il processo che ha visto la condanna del padre e del fratello ognuno a 30 anni – prosegue Dal Pra -. Da lì abbiamo cominciato ad approfondire questa vicenda e ancora oggi organizziamo giornate tematiche, anche nelle scuole. Facciamo vedere spesso l’intervista che un giornalista ha realizzato al padre di Hina in carcere, per dare l’idea di quale sia l’idea di libertà per queste persone, quanto per loro valga la vita di una donna”.

“Non esiste una libertà ‘occidentale’ o ‘orientale’ – conclude Dal Pra – ma esistono diritti umani, diritti di libertà universali. E’ questo che cerchiamo di trasmettere. E sono convinta che tante ragazze si siano potute salvare dopo il sacrificio di Hina. Noi lo facciamo in Italia ma non dobbiamo pensare che in altri Paesi le donne non si mobilitino ugualmente: in Pakistan l’8 marzo le donne hanno scioperato. In Marocco, dopo il suicidio di Amina Falali (16enne costretta a sposare il suo stupratore per salvare la reputazione della famiglia, ndr), le donne hanno dato battaglia ottenendo la modifica dell’articolo del codice penale sulle nozze riparatrici (è stata abolita la possibilità per lo stupratore di evitare il carcere sposando la vittima (ndr)”.

Leggi anche

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>