Ecco perché Imola non può essere capitale della “pubblica utilità”

Ecco perché Imola non può essere capitale della “pubblica utilità”

IMOLA – Da alcuni giorni ha cominciato a girare il video promozionale del “Festival di pubblica utilità” che si svolgerà a Imola il prossimo ottobre. Un festival per celebrare il “modello Imola” come esempio virtuoso di pubblica amministrazione. Ne ha parlato anche il Tg2, nella rubrica “costume e società”, tra l’altro anche con una piccola “gaffe” nel momento in cui è stato detto che i cittadini imolesi che fanno la differenziata hanno i ticket omaggio per il parcheggio. La precisazione – tanto per essere chiari – arriva dalla pagina Fb del sindaco Daniele Manca: “è stata scambiata la buona pratica che prevede l’utilizzo dei proventi della sosta per la cancellazione delle scritte e la pulizia dei muri della città senza aumento delle tariffe per i cittadini con gli sconti diretti sui parcheggi per chi fa la differenziata”. Peccato, l’idea ci piaceva.

Ma torniamo al Festival di pubblica utilità e, soprattutto, al perché si voglia celebrare, a pochi mesi dalle elezioni, il grande modello Imola che, altro non è, che un coacervo di società pubbliche e di scatole cinesi, una giungla di partecipazioni nella quale è difficile districarsi.

A Imola il concetto di partecipazione “pubblica” fa rima con Hera, una spa/colosso che si occupa di tutto, luce, acqua, gas, rifiuti e teleriscaldamento e che è partecipata dal pubblico al 51%. Insomma, il controllo è pubblico, ma le partecipazioni sono infinitamente variegate. L’altra grande peculiarità di Imola è il Consorzio Ami (ConAmi) dentro il quale Imola possiede il 66%, mentre gli altri 22 Comuni soci hanno una quota irrilevante. Per intenderci: anche se si mettessero tutti insieme non potrebbero contrastare, con la loro partecipazione, le decisioni calate da Imola.

Il ConAmi, essendo un Consorzio pubblico, deve sottostare alla relativa normativa prevista per i consorzi partecipati da Comuni. Essendo però anche azienda speciale, con tanto di partita Iva, sfugge, secondo il suo presidente Stefano Manara, ai vincoli imposti per la Pubblica amministrazione. Tuttavia l’articolo 18 della legge 133/2008 prevede che anche le aziende speciali si attengano “al principio di riduzione dei costi del personale, attraverso il contenimento degli oneri contrattuali e delle assunzioni di personale. A tal fine l’ente controllante, con proprio atto di indirizzo, tenuto anche conto delle disposizioni che stabiliscono, a suo carico, divieti o limitazioni alle assunzioni di personale, definisce, per ciascuno dei soggetti di cui al precedente periodo, specifici criteri e modalità di attuazione del principio di contenimento dei costi del personale, tenendo conto del settore in cui ciascun soggetto opera”.

Il ConAmi, insomma, ci pare un soggetto ibrido e celebrarlo come modello di virtuosismo, fin tanto che la sua natura non è chiarita, non ci sembra un fatto lineare.

Il ConAmi inoltre investe pure in azioni e possiede circa il 9% delle azioni Hera, qualcosa come oltre 100milioni di euro di azioni. Il ConAmi poi è proprietario della discarica più grande della Regione (situata a Imola): l’impianto però è gestito da Herambiente, controllata al 100% da Hera spa. Il ConAmi, in quanto azionista di Hera, riceve da questa i dividendi. Immaginate dunque quale tipo di controllo possa esercitare un proprietario di una discarica su un gestore dal quale ricava cospicui dividendi.

Negli anni il ConAmi ha cominciato ad acquisire partecipazioni a iosa, diventando il bancomat per risollevare le sorti di qualunque società in perdita. Quando nasce Formula Imola, società che gestisce l’Autodromo di Imola, il Consorzio acquisisce l’85% delle quote (1,7 milioni di euro). Oggi il controllo di ConAmi sulla società è del 100%. Poi c’è la società Osservanza, nata per la riqualificazione dell’omonimo complesso che un tempo ospitava il manicomio. La società è in perdita d’esercizio dal 2011. Il Comune di Imola inizialmente dichiara la volontà di dismetterla, la pone perfino in liquidazione. Poi decide di cedere tutte le quote al ConAmi e ricapitalizzarla con quasi 13 milioni di euro. Questa operazione viene ampiamente contestata dalla Corte dei Conti che scrive: “in seguito all’operazione di ricapitalizzazione il capitale sociale passa da 100.000 euro a 13.100.000 euro: secondo quanto risulta da una recente visura camerale l’importo deliberato è stato sottoscritto per 12.620.000 euro da ConAmi e dal Comune di Imola con quote rispettivamente del 91,11% e dell’8,89% […]Pertanto, anche in questo caso, l’operazione posta in essere non costituisce una dismissione di quote societarie ma il passaggio da una partecipazione diretta a una partecipazione indiretta posseduta tramite un organismo non societario controllato”.

Come se non bastasse il ConAmi da vita, insieme ai soci Benicomuni, Area Blu e Formula Imola al consorzio Comunica: avete capito bene, un altro Consorzio che si occupa di comunicazione e marketing e che mette a busta paga, a 2.000 euro al mese, Guelfo Guelfi, pensionato, indicato da più parti come “spin doctor” di Matteo Renzi e attualmente componente del cda della Rai. Il Consorzio per molti aspetti svolge le funzioni di un qualunque ufficio stampa che poteva già essere in dotazione agli enti soci.

Di recente, poi, Benicomuni e Area Blu (che avevano molte funzioni “sovrapponibili”) si sono fuse: Benicomuni, partecipata al 100% dal Comune di Imola, con i suoi 4milioni di euro di capitale viene inglobata dentro Area Blu, società che si occupa di gestire i parcheggi a pagamento e una serie di attività legate alla sicurezza stradale e alla cura del verde. Il controllo del Comune di Imola, in questa “nuova” società tocca quota 89%!

Per inciso, va ricordata la pronuncia dell’ANAC (Autorità Anticorruzione) che ha dichiarato “nullo” per inconferibilità l’incarico di amministratore unico di Benicomuni, ricoperto da Loris Lorenzi, in quanto lo stesso Lorenzi era già presidente di Acantho, società partecipata al 79% dal gruppo Hera e dunque società in controllo pubblico. Contro la decisione dell’ANAC e del Comune di Imola (che ha dichiarato la nullità dell’incarico) Lorenzi ha fatto ricorso al TAR.

Insomma, ciò che in questi anni si è andato delineando è un modello decisionale accentratore che fa capo a un solo Comune (Imola) che, attraverso queste società, controlla una fetta enorme di attività legate alla pubblica amministrazione. Spesso senza possibilità di dissenso, di critica, di cambiamento. Un mondo immutabile e autoreferenziale che non sembra trovare corrispettivi in altre parti d’Italia. E forse un motivo ci sarà.

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