Che fine ha fatto il dibattito sui super stipendi di Hera?

Che fine ha fatto il dibattito sui super stipendi di Hera?

IMOLA e BOLOGNA – Si era acceso nel 2014, nella stessa maggioranza Pd, il dibattito sul super stipendio del presidente di Hera (che supera i 450mila euro l’anno), in concomitanza con il varo della cosiddetta “norma Olivetti” che fissava a 240mila euro annui gli stipendi dei manager delle società pubbliche. All’epoca il braccio di ferro interno al Pd aveva raggiunto livelli di tensione importanti: il consigliere Benedetto Zacchiroli aveva depositato un ordine del giorno che poneva la questione della riduzione dello stipendio del presidente di Hera Tommasi di Vignano ma era stato poi “convinto” a ritirarlo dal primo cittadino Virginio Merola.

Merola, tra l’altro, aveva chiuso il dibattito affermando che il management aziendale di Hera fosse quello più sobrio e anche più efficace.

A distanza di tre anni di quel dibattito non si hanno più notizie. Sarà perché la norma Olivetti è andata soggetta a tutta una serie di eccezioni, ad esempio escludere dal tetto massimo di stipendio i manager delle società per azioni. Ed Hera è proprio una spa.

Ma è davvero giusto che la politica smetta di interrogarsi su questi super stipendi? Nel 2016 il compenso erogato al presidente è stato di 465mila euro comprensivi di 107mila euro di bonus e incentivi mentre quello per l’amministratore delegato  è stato nel complesso di 477mila euro. Certo, dirigere una società come Hera comporta grandi responsabilità, ma è altrettanto vero che Hera, in quanto società pubblica deve rispondere ai soci pubblici sul fronte dei costi sostenuti. Forse sarebbe il caso di interrogarsi anche hera capitalesulla natura “pubblica” di questa società, che gestisce un immenso patrimonio di servizi tra acqua, luce, gas, teleriscaldamento e impianti per lo smaltimento dei rifiuti. Già, perché a ben guardare l’azionariato al 30 giugno 2017, risulta che il 49,6% è distribuito all’interno del Patto dei soci pubblici mentre il 50,4% fa parte del flottante.

Ed è qui che il dibattito politico potrebbe riaprirsi se solo ci fosse la volontà di farlo.

Ma il sindaco di Bologna Virginio Merola, il cui Comune è primo socio pubblico di Hera e il sindaco di Imola Daniele Manca (presidente del patto di sindacato di Hera e presidente dell’Assemblea dei soci del ConAmi, Consorzio che è terzo azionista pubblico di Hera) non sembrano minimamente intenzionati a porre la questione.

 

 

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