Nuovo software mette in difficoltà Azienda sanitaria di Imola e il Rizzoli

Nuovo software mette in difficoltà Azienda sanitaria di Imola e il Rizzoli

Il nuovo sistema informatico per la gestione degli ordini dei materiali che servono per curare i pazienti in cura all’Ausl di Imola e al Rizzoli sta paralizzando i due ospedali. Le ‘avvisaglie’ ci sono già state: due giorni fa al Rizzoli serviva un kit chirurgico per la tracheotomia, ma siccome sul sistema informatico il modo in cui era classificato non era corretto, per tutta la mattinata si è cercato di comprarlo senza riuscirci. La Uil dice che “solo in tardissima mattinata si è potuto provvedere all’acquisto”. Ma avverte: col nuovo sistema “possono saltare gli interventi chirurgici”. E da Imola Fp-Cgil, Cisl Fp e Uil-Fpl confermano e rincarano la dose di proteste ed allarmi: “La nuova piattaforma è una scatola vuota, personale in emergenza”. Si tratta di una novità in vigore dall’1 gennaio di quest’anno: il software incriminato si chiama Gaac e serve all’acquisto di beni e farmaci ma appunto la Uil-Fpl, con segretario del Rizzoli Umberto Bonanno, denuncia “numerose segnalazioni” su “ritardi e difficoltà a reperire il materiale che serve per mandare avanti le unità produttive”. Con il caso di due giorni fa “si e’ toccato l’apice e bisogna intervenire immediatamente”, avvisa la Uil: “Deve suonare un campanello d’allarme”, perché “con una catalogazione non adeguata si corre il rischio di non poter reperire in tempi utili il materiale per l’intervento chirurgico”. A Imola le preoccupazioni sono dello stesso tenore: “Siamo purtroppo a comunicare l’emergenza in cui si trova il personale nello svolgere le funzioni basilari che assicurano gli approvvigionamenti di materiale sanitario e di farmaci nei servizi nelle due Aziende e di conseguenza alle considerevoli difficoltà che il personale ha nel garantire le cure alle persone”.

Del Gaac “ad oggi ancora non funzionano parti” per più funzioni: l’analisi dei consumi per l’emissione di ordini (nel 2018 oltre 20.000); i moduli per la gestione delle protesi in sala operatoria, con gli ordini fatti a mano con fax (prima erano gestiti informaticamente); l’invio automatico di ordini sulla piattaforma regionale con l’effetto che “una mole considerevole di dati, che consentivano la localizzazione in magazzino dei materiali e la preparazione ordinata delle forniture ai reparti, non sono stati trasmessi e tutte le operazioni della filiera di gestione dei beni è in fortissima sofferenza e sta seriamente rischiando il collasso”. E non e’ finita qui: gli ordini relativi ai servizi (nel 2018 valore oltre 15.000.000 euro) “ad oggi non funzionano e la parte di software relativa ai cespiti, tanto importante per il mantenimento dei livelli di assistenza ai pazienti per il rinnovamento dei processi software e di attrezzature sanitarie, non esiste ancora”. Si potrebbe continuare “ancora per molto”, ma ai sindacati tanto basta per dire che la Regione condanna Ausl e Rizzoli a fare “da cavia” di un sistema “non pronto” e dunque occorre “denunciare pubblicamente questa situazione in cui i lavoratori non riescono a garantire il normale flusso di beni e servizi”. In pratica, si fa un “collaudo sulla pelle di chi lavora in un ambito dove da anni non vengono sostituiti i pensionamenti, che rischia di determinare un clamoroso fallimento”. Ad Ausl e Rizzoli e’ stata data “una scatola vuota, tutta da costruire ed implementare” con uno “scaricabarile verso il basso” da Regione e Direzioni, e ora serve “un intervento urgente di chi ha responsabilita’: tiratevi su le maniche e venite a vedere che aria tira, prendetevi le vostre responsabilita’ e risolvete”, concludono le sigle.

FONTE – Agenzia DIRE

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