Morgan e il processo per stalking all'ex: "4 anni di attesa, un codice rosso e nessun divieto"

Potrebbero rompere il silenzio, oppure no. Ma nel frattempo, nell'arena della musica nostrana si addensano nuvole tempestose per un nome celebre: Morgan. Scopriamo i risvolti di un'affaire che sembra confinare più con le aule di tribunale che con le sale di registrazione.

Morgan, conosciuto anche come Marco Castoldi al di fuori dei palchi, si trova a dover navigare le turbolente onde della giustizia. L'artista è infatti imputato per questioni piuttosto delicate che riguardano la privacy e la tranquillità della sua ex compagna, si dice, la musicista Angelica Schiatti. Tanto strepito per nulla? Questo lo dirà il tempo, ma per adesso sembra che le acque siano tutt'altro che calme.

Rumors dicono che la coppia, che pareva ben assortita tra pentagrammi e note, si sia scontrata in maniera piuttosto aspra. Infatti, tra i banchi del tribunale, riemerge la loro storia iniziata nel 2014 e poi nuovamente accesa nel 2019. Ma ogni amore ha la sua fine e nel 2020 Angelica Schiatti avrebbe spinto un grido di allarme, accusando Morgan di comportamenti poco ortodossi.

Una nefasta tempesta: revenge porn e violazione della dignità

Revenge porn: la parola è di quelle pesanti, echeggia tra le pagine di cronaca e purtroppo sembra fare capolino anche in questo triste copione. È quell’agire tristemente noto per cui la privacy conta meno di una vendetta, un crimine considerato particolarmente odioso agli occhi della legge. Ma, prudenti come bisogna essere, ricordiamo che siamo ancora in un porto sicuro del "presunto", finché una sentenza non deciderà diversamente.

Angelica Schiatti evidentemente non ha atteso il verdetto per cercare riparo: si parla di un trasloco strategico a casa della madre. Questo dettaglio, che viene fuori tra le pieghe della vicenda, getta una luce intensa sulla gravità del fenomeno dello stalking e sull'urgenza di protezione e aiuto agli afflitti da tali dinamiche.

L'età dell'innocenza: i principi di giustizia e il dibattito

Nel dibattito che infuria, tra commenti e reazioni, si invoca il rispetto degli imputati, che fino a sentenza definitiva restano candidi come neve nelle mani della giustizia. Questo è il cordone sanitario che protegge il processo e tutti quelli che ne sono coinvolti, garantendo che la ricerca della verità non sia mai un pretesto per calpestare i diritti altrui.

Va sottolineato, come postilla finale, che il mondo va avanti anche con la clessidra della giustizia rallentata dal virus pandemico. E, nell'attesa che le nuvole si diradino, si spera che il filtro mediatico rimanga sempre scrupoloso, con un occhio vigile sulla precisione e sull'umanità.

In questi grovigli, di cui la nostra kronaca si fa specchio, emerge con forza un monito: la diffamazione e lo stalking sono nemici insidiosi della dignità umana. Parliamone, riflettiamo e agiamo nel rispetto di chiunque si trovi a confrontarsi con situazioni così personali e complesse. Riaffermiamo l'esigenza di tutela, nel rispetto della legge e delle garanzie processuali.

In questa tessitura di eventi e supposizioni, discernere la strada giusta è un compito arduo, ma necessario. Speriamo quindi che, da questo ennesimo episodio, possa sprigionarsi un'energia nuova tesa alla comprensione, alla solidarietà, e soprattutto alla riconciliazione tra protezione delle possibili vittime e rispetto dei diritti di ogni persona.

E a proposito di curiosità, di fronte ad un intreccio così delicato è naturale che ognuno abbia la propria opinione; la domanda che si incunea è: come potremmo noi, come società, elevare la sensibilità collettiva su questi temi scottanti?

"La libertà di uno termina là dove comincia la libertà dell'altro", ammoniva saggiamente il filosofo francese Henri Lacordaire. Eppure, quando si parla di stalking e violenza psicologica, sembra che questa sacrosanta frontiera venga troppo spesso dimenticata, calpestata. Il caso di Morgan, con le sue ombre e le sue presunte persecuzioni, ci ricorda quanto sia sottile la linea tra l'arte e la vita personale, quanto sia facile scivolare dalla passione alla ossessione. Le parole di Morgan, che un tempo ammaliavano il pubblico, oggi sembrano assumere una connotazione sinistra, rivelando un lato oscuro che sconfina nell'illegalità. È un monito per tutti noi: la fama e il talento non giustificano comportamenti che violano la dignità altrui. L'arte non può essere scudo per l'abuso, né la poesia un alibi per il crimine. Nel rispetto delle vittime, è necessario che la giustizia segua il suo corso, affinché la musica possa tornare a essere ciò che dovrebbe sempre essere: una celebrazione della bellezza, non uno strumento di tormento.

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