“Fuori la Lega dalla piazza”, insulti e attacchi dalle femministe “non violente”

“Fuori la Lega dalla piazza”, insulti e attacchi dalle femministe “non violente”

IMOLA – “Fuori la Lega dalla piazza”. E giù di insulti, con tanto di dito medio alzato. Non è proprio ciò che ti aspetteresti dal corteo femminista organizzato in occasione del “One Billion Rising”, manifestazione a carattere internazionale contro la violenza sulle donne. Manifestazione che dovrebbe servire a promuovere la pace, il dialogo, il rispetto per le idee altrui.

E, invece, a Imola, il corteo “femminista” è diventato un corteo contro la Lega. Un corteo organizzato di sabato, quello del 13 febbraio, (e non il 14, giornata internazionale del One Billion Rising) e che è passato davanti al banchetto della Lega Nord che da sempre, tutti i sabato pomeriggio, staziona in via Emilia con i suoi militanti.

A quel corteo erano formalmente presenti anche le Istituzioni, nei panni dell’assessora alla cultura Elisabetta Marchetti: era proprio del caso, dunque, che una manifestazione contro la violenza sulle donne sfociasse nel solito attacco politico verso la Lega Nord, partito che esprime rappresentanti a qualunque livello istituzionale? Ed è davvero questo il femminismo che, nel corso della sua storia, ha fatto della non violenza la sua prerogativa principale?

L’indignazione per quanto accaduto è forte: “Qualcuno le scuse dovrà farcele, pensiamo a chi ha organizzato l’iniziativa, a chi ha aderito con le proprie sigle, a chi ha portato in corteo il Comune (vedi l’Assessora Elisabetta Marchetti), a chi ha alzato il dito medio in corteo, a chi ha gridato contro di noi – afferma il segretario imolese del Carroccio Marco Casalini -. Vogliamo far presente che al nostro banchetto, autorizzato da mesi e in regola con qualsiasi permesso, erano presenti militanti, simpatizzanti, cittadini imolesi. Compresa una ragazza con il bimbo sul passeggino e con un altro in grembo. E’ stato bruttissimo scorgere nel volto di una donna in dolce attesa la PAURA provocata da DONNE , MAMME, che come lei ogni giorno devono combattere con le difficoltà della vita”.

Del resto, che il movimento “femminista” a Imola sia da tempo spaccato è evidente. E certamente non tutti si riconoscono in queste modalità aggressive di manifestazione del pensiero.

Non si poteva non notare, sabato scorso, l’assenza al corteo della presidente del Consiglio comunale Paola Lanzon, che da tempo non presenzia a manifestazioni diventate eccessivamente politicizzate e che non hanno né carattere istituzionale né femminista. La Lanzon era già stata oggetto di durissimi attacchi proprio da parte di Trama di Terre e di Rifondazione comunista (tra gli organizzatori del One Billion Rising) lo scorso anno: la Lanzon, a loro detta, era “colpevole” poiché si era presentata al corteo per i Marò, indetto nel giorno dell’8 marzo. Per l’associazione Trama di Terre e per Rifondazione, la Lanzon aveva appoggiato una manifestazione “sessista”. Inutile dire che, in quell’occasione, la presidente del Consiglio, intervenuta quale rappresentante delle Istituzioni, ricevette la solidarietà di moltissimi rappresentanti del consiglio comunale, in primis quella del Partito democratico.

La linea fu tracciata già allora e il segnale era chiaro. Il movimento femminista a Imola non poteva e non doveva prestarsi a simili attacchi nei confronti delle Istituzioni. Ora gli insulti alla Lega Nord riaprono lo spinoso capitolo legato a un movimento femminista che a Imola sembra aver perso un tantino la rotta.

 

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