In occasione del Baccanale, viaggio tra i segreti del Canale dei Mulini

In occasione del Baccanale, viaggio tra i segreti del Canale dei Mulini

Una conferenza, una mostra e la presentazione del volume,

frutto del progetto che ha vinto il concorso indetto dall’Istituto dei Beni Culturali

Anche l’I.C. 7 propone un menù gustoso per il Baccanale.

Il 12 novembre dalle 17 alle 19 alla Bim docenti e studenti presenteranno il progetto “Cento orti e venti mulini: un canale romagnolo da scoprire”, vincitore della V edizione del concorso “Io amo i Beni Culturali”.

Anna Garbesi della scuola secondaria di primo grado Orsini e Antonella Martelli dell’Itac Scarabelli, partner nel progetto, mostreranno per la prima volta il volume che raccoglie tutta la documentazione prodotta dalle classi aderenti all’iniziativa per poi lasciare la parola ai loro studenti, che sviscereranno alcuni dei temi più appassionanti del lavoro.

Quelli dello Scarabelli condurranno i partecipanti in una breve indagine storico-agraria sulla produzione cerealicola del territorio, mentre i ragazzi della III D Orsini proporranno una “visita virtuale” nel Mulino di Santa Cristina.

Chiuderà la conferenza lo storico locale Giorgio Zavaglia, che illustrerà le caratteristiche tecniche e produttive dei mulini a macinazione dell’alto e basso corso del canale.

Fin dalle 15.30 si potrà anche visitare la mostra di pannelli documentari in ambulacro a cura della classe III E a.s. 2015-2016 e a.s. 2016-2017 della Scuola Secondaria di I grado Luigi Orsini, mentre nell’abside di San Francesco verrà proiettato il video a cura di Lab Film “Cento orti e venti mulini”.

 

ABSTRACT DEL VOLUME:

L’intervento in oggetto è la conclusione del progetto “Cento orti e venti mulini: un canale romagnolo da (ri)scoprire” attuato nell’anno scolastico 2015-2016 dalle classi dell’Istituto Comprensivo 7 di Imola e Istituto Tecnico Agrario Chimico “G. Scarabelli”. La proposta è stata selezionata tra i progetti vincitori per la particolare valenza volta alla valorizzazione del territorio rurale e dei prodotti agroalimentari dell’imolese.

Mentre era in corso di svolgimento lo studio sul millenario percorso idrico sui documenti d’Archivio comunale e del Consorzio del Canale dei Molini di Imola, la nostra città ha perso uno delle più autorevoli testimonianze, il Molino del Maglio, un edificio che ha contribuito ad arricchire, e a sfamare, la città per moltissimo tempo, una parte della storia imolese che ha rappresentato fatica, guadagno, lavoro, vita, un testimone del tempo.

E’ diventato quindi più che mai imperante riuscire a ridare voce, spazio, spessore, ricordo a quanti furono capaci di rendere una piccola cittadina della provincia quale un luogo particolarissimo a vocazione agricola: “la città …da’ tuoi cento orti fecondi” così come la definisce Luigi Orsini nell’opera “Il Carme e la Romagna”

L’indagine sul Canale del Molini ha offerto a 17 classi del territorio imolese, distribuite tra la Scuola dell’Infanzia e la Scuola Secondaria di II grado, l’occasione di trasmettere la memoria, insegnare il valore del contesto ambientale, veicolare l’importanza della tutela del paesaggio, studiando la storia del Canale e comprendendone la valenza da un punto di vista storico-culturale.

Si è progettato un doppio percorso: il primo finalizzato alla ricostruzione della storia agricola di alcuni poderi bagnati dalle acque del Canale, la cui scelta esemplificativa è avvenuta con non poche difficoltà vista la quantità di piccoli e medi appezzamenti situati lungo il suo corso. Alla fine il criterio che ha prevalso è stato quello di offrire ai discenti una occasione di studio concentrando l’indagine su un paio di poderi appartenuti alla famiglia dei Tozzoni e studiarne le produzioni agrarie e cerealicole in particolare, nei secoli XVIII e XIX.

Il secondo aspetto su cui si è deciso di concentrare l’attenzione è stato sui luoghi della macinazione dei grani, i molini, facendoli ri-scoprire lungo il tracciato e studiandone gli aspetti tecnici e produttivi.

Le carte sanno parlare a chi è in grado di ascoltare e raccontano storie bellissime. Fare ricerca negli archivi, consultare cartoni, sfogliare fascicoli, leggere le lettere di chi ha vissuto in queste zone è estremamente interessante e coinvolgente; il problema è stato mettere un limite a quello che stava emergendo e dare un senso compiuto al lavoro.

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