Paola Lanzon, un invito sentito alla responsabilità

Paola Lanzon, un invito sentito alla responsabilità

La presidente del consiglio comunale di Imola scrive a Siorini, esponente di “Noi con Salvini” (poi espulso) che aveva augurato lo stupro alla Boldrini e a tutte le donne del Pd. Un invito alla responsabilità e, soprattutto, alla civiltà.

Ieri nel primo pomeriggio avevo scritto di getto la lettera che troverete di seguito indirizzata al sig. Siorini segretario provinciale della Lega Nord di Foggia che ieri aveva augurato alla Presidente Boldrini e a tutte le donne del Pd di essere stuprate.

Nel frattempo, e con piacere  apprendo dall’agenzia Ansa che  il Signor Siorini è stato espulso dal partito ‘Noi con SALVINI’.

Il senso della lettera rimane però tutto e pur indirizzata al signor Siorini, la indirizzo a questo punto della storia, virtualmente,  a tutti e tutte coloro che sentono come me e come lui (voglio pensare) l’angoscia del periodo che stiamo vivendo, che provano sconforto, paura e rabbia.

A maggior ragione queste righe vogliono essere un invito sentito alla responsabilità e maturità dell’essere persone perbene, che affrontano le difficoltà senza perdere il controllo, senza scadere nell’odio e nella violenza; mantenendo quella lucidità che serve per affrontare le situazioni difficili e complesse.

Vuole essere un invito a chiamare le cose con il loro nome, compresi i problemi legati all’immigrazione, senza cedere all’odio e alla violenza, cercando soluzioni coraggiose, richiamando soprattutto chi si occupa di politica alla responsabilità del  proprio ruolo, tanto più delicato quanto sono difficili i problemi da risolvere.

Non abbiamo bisogno di imbonitori di popolo, non abbiamo bisogno di odiatori seriali: abbiamo bisogno di una politica che finalmente si occupi anche dei problemi scomodi, compreso quello dei migranti,  con la competenza e il coraggio che queste sfide richiedono.

I problemi sono tanti e stringenti.

Per rimanere sul tema violenza alle donne riporto i dati Ansa  del mese di luglio: “Nel 2016 se ne sono contate 120. E dal primo gennaio 2017 a oggi sarebbero almeno oltre 20 le donne uccise per mano maschile: una media di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.

Gli omicidi in ambito familiare, comunque, secondo le forze dell’ordine, sono in lieve ma costante calo: 117 nel 2014, 111 nel 2015, 108 nel 2016. Ad accumunare i tanti casi spesso ci sono incomprensioni e tensioni familiari, il desiderio di separarsi, l’affidamento dei figli.

Dall’inizio di aprile, oltre alle 4 vittime tra il primo e il 2 maggio (a Genova, Roma, nell’hinterland di Cagliari e nel salernitano), c’e’ stato il caso della ragazza ventunenne uccisa a coltellate per gelosia dal fidanzato a Pietra Ligure, e quello della donna di 47 anni ammazzata nel sonno dal compagno nel catanese. L’uomo si era stancato della loro relazione e per liberarsene l’ha accoltellata mentre dormiva accanto a lui”.

E’ di questi giorni il doppio stupro di Rimini e la frase shock del mediatore – e chiamarlo così mi provoca un certo fastidio- che afferma in sostanza  che lo stupro alla fine alle donne piace. Siamo tutti e tutte sotto pressione, confusi e preoccupati.

Proprio per questo è il momento della lucidità, della responsabilità e del coraggio: nella politica, nella vita di tutti i giorni ognuno di noi è chiamato a decidere cosa seminare, ricordando come ben sappiamo,  che l’odio nella storia ha generato solo frutti avvelenati.

Serve una reazione netta, matura e responsabile.

 

Lettera aperta al sig. Saverio Siorini

Al (ex) segretario cittadino salviniano di San Giovanni Rotondo, signor Saverio Siorini ho poche e sentite parole da rivolgere.

Le sue affermazioni mi hanno procurato un’istintiva reazione rabbiosa; un minuto dopo mi hanno dato, però, la conferma che non siamo tutti e tutte uguali, anche se facciamo parte della stessa specie, quella umana.

 

Inoltre mi hanno riconfermato i perché del mio impegno in politica, del mio definirmi orgogliosamente femminista (definizione impopolare in politica, dovunque); mi hanno confermato che  uomini  sono quelli che si confrontano alla pari con le donne, non le temono, non augurano a nessuno ciò che lei auspica accada alla Presidente della Camera Laura Boldrini, alle donne del PD e a nessuna altra.

Sa perché? Non ne hanno bisogno.

Se si hanno argomenti si contestano le idee, le posizioni politiche, gli argomenti che donne e uomini esprimono.

Il suo modo di ragionare, (se si può definirlo così), è impregnato di violenza, le parole vergognose che lei ha scritto sui social non possono avere nessuna giustificazione.

Penso tra l’altro che lei  non abbia reso un bel servizio neppure al partito che rappresenta: la Lega Nord.

Conosco personalmente altre persone impegnate in politica, semplici cittadini che simpatizzano, votano o addirittura si impegnano politicamente per il suo stesso partito e sono certa che mai penserebbero, direbbero e scriverebbero ciò che lei ha scritto, detto, pensato.

Qui non c’entra la politica; ognuno di noi è quello che pensa e dice e se ne assume la responsabilità.

Ognuno di noi fa politica con gli strumenti che gli sono propri e lei ha usato i suoi: le sue parole raccontano di lei, di quello che prova, di cosa realmente pensa, in ultima analisi  dicono chi è lei come essere umano; Non so se lei sia sposato se abbia figli o figlie; ma avrà sicuramente amici e amiche. Mi auguro che siano loro a farle capire che il suo gesto è stato grave, che le sue parole sono indifendibili.

Mi auguro anche che il segretario del suo partito, Matteo Salvini, possa per un momento, al netto della campagna elettorale, valutare quali e quanto sono pesanti le conseguenze che le parole di un leader possono generare sui propri seguaci e riflettere seriamente sul proprio livello di responsabilità.

Viviamo seduti su di una polveriera.

Il tema immigrazione tenuto sotto il tappeto per anni e affrontato malamente da tutti, anche dal suo partito, negli anni scorsi, è un argomento non solo sensibile, ma storico, per le tante  implicazioni che porta con sé.

Augurare ad una donna, a cento donne, a mille donne che la pensano diversamente da lei di essere stuprate non mi sembra una soluzione per nessuno, ma una ulteriore scivolata sul piano inclinato dell’odio che nella storia  ha generato solo morte e povertà.

 

Abbiamo bisogno di soluzioni, in Italia come nel resto del mondo, pensate da  una politica rappresentata da persone che sappiano costruire e rinforzare i meccanismi del confronto pacifico e democratico.

Altrimenti è l’inizio della fine.

Penso che dovrebbe chiedere scusa, lei che ha delle responsabilità politiche: per aver perso il controllo, per aver mancato di rispetto alle Istituzioni democratiche, alla Carta Costituzionale, alle regole scritte o non scritte, che ci permettono di mantenere il confronto e il dialogo, senza il quale  avremmo perso l’occasione di fare qualcosa per il nostro Paese e per i nostri figli e figlie.

Provi a pensarci.

 

  Paola Lanzon 

Presidente del Consiglio Comunale di Imola

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